Veicoli autonomi e sicurezza stradale: Fondazione CS MARE ospita il primo workshop SIMUSAFE

Bruxelles, 16 maggio 2019 – Come diminuire il rischio di “digital divide” anche nell’ambito della mobilità, divario che avrebbe un impatto rilevante sugli aspetti socioeconomici e sulla sicurezza stradale? È la domanda a cui si è tentato di dare risposta nel corso del primo workshop tematico di SIMUSAFE, il progetto EU che si occupa di nuovi standard relativi all’introduzione di veicoli autonomi e alla loro interazione con gli utenti della strada, ospitato dall’ufficio di Bruxelles di Fondazione CS MARE.

All’appuntamento hanno partecipato, tra gli altri, Manuel Picardi, vicepresidente e segretario generale dell’EFA (Federazione europea autoscuole), Antonio Avenoso, direttore esecutivo dell’ETSC (Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti) e Carlo Polidori, presidente dell’AIPSS (Associazione italiana dei professionisti per la sicurezza stradale).

“Affinché gli utenti della strada possano trarre un vantaggio reale dai simulatori ispirati ai veicoli autonomi, sono necessari standardizzazione dei criteri delle scuole guida e aggiornamento dei programmi di formazione” ha spiegato il vicepresidente dell’EFA Manuel Picardi, riprendendo quanto affermato all’interno del nuovo book di Fondazione CS MARE, “Europa in Movimento: La rotta.

“Formazione e sicurezza sono due attività strettamente correlate per le quali l’utilizzo di tecnologie avanzate può fare la differenza, soprattutto nel trasporto su gomma, dove si registra il maggior numero di incidenti stradali. L’impiego dei sistemi di assistenza avanzata alla guida nei veicoli, i cosiddetti ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), durante il periodo di esercitazione dovrà essere un passaggio obbligato per la formazione di alto livello richiesta dalle complessità delle attuali sfide”.

“Più di 25.000 morti sono stati registrati nel 2018 lungo le strade dell’Unione Europea” ha ricordato il direttore esecutivo dell’ETSC Antonio Avenoso. Con un quadro normativo solido combinato con l’istruzione, l’informazione e la formazione dei conducenti, i veicoli autonomi possono contribuire a ridurre questo dato tragico, ma abbiamo ancora bisogno di conducenti che non facciano troppo affidamento su di loro e di responsabili politici che non trascurino le misure già disponibili che possono salvare vite a breve e medio termine”.

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